Luca Beolchi. di Alessandro Trabucco

Afferma Paul Klee: «Oggi la relatività delle cose visibili è nota, di conseguenza consideriamo come un articolo di fede la convinzione secondo la quale, in rapporto all'universo, il visibile costituisce un puro fenomeno isolato e che ci sono, a nostra insaputa, altre numerose realtà...».
Molte volte vorrei avere la capacità di colmare quel divario che separa la percezione dell’apparenza dalla effettiva realtà concreta, di una persona che incontro, come di un lavoro artistico al quale mi accosto per la prima volta. In effetti l’avvicinamento all’opera di un artista dovrebbe avvenire in modo graduale, quasi in punta di piedi, con la speranza di una scoperta
esaltante, di un immaginario che sorprende oltre che fare riflettere.
L’opera di Luca Beolchi è una singolare esplorazione del proprio universo interiore, un ricco e visionario ecosistema nel quale la realtà esperibile viene stravolta nelle proprie leggi fondamentali e la verosimiglianza diviene esclusivamente quella della mente.
Beolchi realizza disegni dal tratto fine e dai colori delicati, il fondo bianco del foglio diviene’area di riflessione, spazio asettico che accentua la sensazione di magica sospensione che caratterizza ogni opera. Gli elementi che l’artista inserisce nei propri disegni, molto spesso ricorrenti, si muovono all’interno di uno spazio bidimensionale cartesiano, soltanto accennando la terza dimensione della prospettiva in senso geometrico ed insistendo sul dinamismo degli eventi raffigurati. Il movimento, pur sembrando congelato nell’attimo in cui viene rappresentato, viene soprattutto colto nei “meccanismi relazionali” che Beolchi mette in atto, tra i vari singoli personaggi e nelle architetture ortogonali, strutturate a formare degli spaccati di abitazioni futuristiche dalle peculiarità e funzionalità ignote.
Personaggi bizzarri, “architetture escatologiche”, meccanismi la cui funzione sfugge la razionalità, sono gli ingredienti che compongono i “mondi impossibili” di Luca Beolchi, che ci immergono in una nuova dimensione, onirica e fiabesca, nella quale i sentimenti, le gioie, le paure, sono trasfigurate dall’essenzialità delle forme, dall’emotività stilizzata delle movenze e, dove c’è violenza, questa è smorzata da una sorta di “candore rappresentativo” che avvicina il disegno di Beolchi all’essenzialità espressiva dell’arte primitiva e fanciullesca, quella tanto amata da Paul Klee e dagli artisti Der Blaue Reiter.

Luca Beolchi.
Di Alessandro Trabucco
Espoarte n.61